Eva
La statua di nudo femminile è una delle prime cere plasmate da Ercole Lelli. Quest’opera si inserisce nell’ambizioso progetto che si prefiggeva di fornire l’Istituto delle Scienze di una Camera Anatomica, ove fosse rappresentata in cera tutta la miologia e osteologia umana col fine didattico di facilitare l’apprendistato ai chirurghi ed ai giovani artisti.
Già completata nel 1745, la statua viene descritta da Francesco Maria Zanotti nei Commentari dell’Istituto e presentata quale opera di altissimo valore sia dal punto di vista scientifico, per la sua veridicità anatomica, che da quello artistico, per la dignità e l’armonia delle sue forme «ut neque mulieri, quamlibet nudae, pudor absit, et decor», al punto da non temere il confronto con la scultura antica.
Questo occhio asettico ed ideale non le viene riservato nell’Ottocento, quando, a seguito di una esplicita richiesta del Prefetto Isolani al Rettore, quello che viene definito come «impudico nudo» dovrà essere velato. Il Prefetto dimostrava, comunque, di concordare con lo Zanotti riguardo alla perfezione formale della statua, ravvisando il pericolo che fosse risvegliata «idea men che onesta» nel contemplare quella suggestiva cera dalle sembianze femminee.