La Venerina
La «statua di donna giacente», capolavoro del ceroplasta fiorentino Clemente Susini, pervenne a Bologna quando il Cardinale Gioannetti acquistò per l'Istituto delle Scienze l'intera raccolta scientifica di Lord Cowper, Principe di Nassau. Il 13 Dicembre 1790 essa era già esposta nel Museo assieme ad altre sette opere dello stesso Susini, tra le statue di Ercole Lelli ed i preparati dei coniugi Manzolini.
Clemente Susini, artista di spicco del momento, era riuscito ad infondere un fascino nuovo alla sua opera, reinterpretando la cera anatomica in chiave protoromantica. Nelle morbide ed esatte fattezze della giovane donna, infatti, convivono Eros e Tanatos, opposti concetti che qui sono intrinsecamente uniti dal genio dell'artista precorritore dei tempi. Il motto nosce te ipsum, che sta alla base della ricerca anatomica, viene accostato al piacere puramente estetico; non ci si deve stupire, quindi, se la «statua di donna giacente» è chiamata Venere e se spesso, nel corso dell'Ottocento, essa sia stata paragonata alla Venere Medici, del III sec. a.C., conservata agli Uffizi. La grande fortuna di quest'opera è ben spiegabile in un periodo di ideale classico in cui la visione estetica dominante era quella levigata, sensuale e sottilmente seduttrice delle opere di Antonio Canova, come la Maddalena svenuta del 1814.
Dovette trascorrere un'intera generazione di ceroplasti prima che la Venere del Susini venisse emulata: solo nel 1814 venne commissionata al bolognese Pietro Sandri «una statua in cera di donna sdraiata con sette serie di pezzi aggiunti per indicare lo stato di gravidanza dal III al IX mese...» e nel 1817 il Governo Provvisorio austriaco comprò per Bologna «una statua di cera simile a quella che da Firenze acquistò l'Ec.mo Cardinale Gioannetti». La scuola bolognese dimostrava in tal modo di accettare pienamente l'insegnamento fiorentino, da cui trasse forza per un rinnovato impulso alla ricerca artistico-anatomica.